Porta qui a Genova il mio risveglio

Porta qui a Genova il mio risveglio
direzioni interrotte, impossibile entrare
ma non vuole dire per sempre – ovunque
io vada è solo a passo d’uomo l’andatura.

Con bocca piena d’aria e distruzioni,
riconosco il giorno tra i passanti.
Penso all’improvviso alla sua gola di notte
e alle mie mani, agli occhi e a quella calma –
la trasparenza che imprigiona quelli miei
il veleno che ci confonde la memoria
tra il male fatto e il male inascoltato.

Adesso non c’è più il mio nome
sulla porta di nessuna casa;
il piede che affonda nella sabbia
è solo quello di un corpo immobile.
Il delitto che ho commesso è cancellato
sono diventato come tutti, vita che non finisce
perso di fronte a muri senza targa,
le vie di notte dove Genova scompare:
città come parete senza appigli
bianca di pace e di sgomento.
Sono io, mi cerco per trovare
un punto di riposo, qualcosa di invisibile
un muro cieco, nuovamente.

Mario De Santis (Roma, 1964), da La polvere nell’acqua (Crocetti, 2002)

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