Borgo con locanda

Come in un volo la corriera mi ha dato lo spiazzo con la facciata.
Era bello, i calzoni che cadevano larghi sulle scarpe grosse,
stare in mezzo alle foglie qua e là.
Mattine senza sapere di essere in un posto, dentro una vita
che sta sempre lì, e ha la fabbrica di alluminio, i campi.
Si muove il bancone quando si parla,
le finestre con i vasi, le tende minutamente ricamate.
Fuori i cortili corrono piano, le foglie vanno piano sotto le mucche.
Il cielo gira verso Cividale, gira la bella luce
sulle manine che avevamo, che è stata la vita essere vivi così.

Mario Benedetti (Udine, 1955), da Umana gloria (Mondadori, 2004)


(Recanati, 4 aprile 1824)

4 aprile del ’24. Nevica
su Recanti. Domenica di
Passione, avverte una chiosa – ma è l’altra
della neve ad aggiungervi di suo
una passione in più, e più certa.
L’anno
delle Operette. Ma qui, sulla carta
4057, il nome
di Newton ha appena portato un brillìo
e uno spegnersi come d’astri.
Nevica.
Penso si possa immaginare l’ora
di questa nota, e vedere la mano
dell’annotante.
È il primo pomeriggio:
frugalmente sfamato e dissetato,
torna di sopra, s’incanta
alla finestra consueta, esulta
ride tra sé bambino
per quel che fiocca sul gialliccio, toppe
alternatisi al bruno, di colline
da sempre fra le più tristi del mondo
……

Silvio Ramat (Firenze, 1939), da Pomerania (Crocetti, 1993)