La Poetica

Nel tagliarmi le unghie dei piedi
il pensiero corre per analogia
alla forma della poesia;
questa pratica mi evoca
la fine perizia tecnica
di scorciare i versi cadenti;
limare le punte acuminate,
arrotondare gli angoli sonori
agli aggettivi stridenti.
È bene tenere le unghie corte
lo stesso vale per i versi;
la poesia ne guadagna in igiene
e il poeta trova una nuova Calliope
a cui ispirarsi: la musa podologa.

Valentino Zeichen (Fiume, 1938), da Neomarziale (Mondadori, 2006)


(le 9)

La mezz’ora che occorre alle lenzuola
per prendere aria. Mi posso
alzare, non oziare.
C’è una regola
ogni mattina, laboriosa.
I compiti:
ma sono compiti, questi, da darsi
a uno come me?
Tutti disegni
dal vero: mi succede che, negato,
tremo da anni a ogni vista di foglia
o frutto che abbia spicco per beltà
o stravaganza.
Eccomi su scrittoi
di fortuna, vano su fogli vani:
lancio occhiate impotenti, spaventate
a questa oblunga cosa
che non ha chiesto di farsi ritrarre:
un rugoso limone, un quasi-cedro.
Troppo vero per me.

Silvio Ramat (Firenze, 1939), da Il gioco e la candela (Crocetti, 1997)


Disse che a paura e malattia

Cказал, что к страху и болезни
Сводилась жизнь,
что длинной казнью
Был каждый день,
а ночь боязнью
Гостей непрощеных. Сказал
что этот мир не дом – вокзал
Зал выживания,
где все чего-то ждут

Sergej Georgievic Stratanovskij (Leningrado, 1944), da Buio Diurno (Einaudi, 2009)

Disse che a paura e malattia
Si è ridotta la vita,
che ogni giorno
Era una lunga esecuzione,
e la notte – timore
Di ospiti inattesi. Disse
Che questo mondo non è casa ma stazione,
Sala di sopravvivenza,
dove tutti attendono qualcosa


Il panino col tuo nome

Risentirti almeno nel brie e nel crudo,
nella rucola pressata che s’incaglia
in mezzo ai denti, e slavarti
di nuovo con birre alla spina, fino
a farti scivolare, dopo aver sfiorato
il cuore, per miglia di intestino.

Tre euro e venti, il panino
col tuo nome, e più fame di prima.

Francesco Targhetta (Treviso, 1980), da Fiaschi (ExCogita Editore, 2009)


L’anno ha sedici mesi: novembre

Året har 16 måneder: November
december, januar, februar, marts, april
maj, juni, juli, august, september
oktober, november, november, november, november.

Henrik Nordbrandt (Copenaghen, 1945), da Il nostro amore è come Bisanzio (Donzelli, 2000) 

L’anno ha 16 mesi: novembre
dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile
maggio, giugno, luglio, agosto, settembre
ottobre, novembre, novembre, novembre, novembre.

 


La ragazzina che sto per bocciare

La ragazzina che sto per bocciare:
tredici anni al massimo,
mai visto in vita mia niente di simile
zero cultura, zero ideologia,
soltanto un’anarchia vitale originaria.

Si butta per terra
dice le parolacce      tira i sassi
strappa quaderni e libri.

Le oppongo
una faccia impassibile, di bronzo.
Lei mi guarda con odio ma non sa
quanto io internamente le assomiglio.

Antonio Turolo (Mestre, 1962), da Corruptio optimi pessima (Nuova dimensione, 2007)


Vastità del cielo notturno

Ampleur du ciel nocturne
constellé d’étoiles…
Je suis à ma table, devant la fenêtre,
la tête brûlante dans le froid,
sans mettre la main sur les mots que je cherche
pour dire les couleurs intenses de ce ciel.
C’est toujours comme ça.
Jai beau être affamé comme un ogre,
Je reste sur ma faim,
trépidant d’impatience
dans la compagnie des mots fuyant la réalité.
Ceux que je couche sur le papier
gardent le silence
et j’ai boullonne de mots qui refusent de se donner,
qui jouent à cache-cache avec ma main
en m’entretetenant dans l’illusion
qu’ils m’aiderant un jour à sortir de là
sans plus jamais faire perdre le fil.

Alain Veinstein (Cannes, 1942), da Les développement des lignes (Éditions du Seuil, 2009), in Nuovi poeti francesi (Einaudi, 2011)

Vastità del cielo notturno
costellato di stelle…
Siedo al mio tavolo, di fronte alla finestra,
il capo ardente nel freddo,
senza metter la mano sulle parole che cerco
per dire gli intensi colori di questo cielo.
È sempre così.
Per quanto io sia affamato come un orco,
non mi sazio,
vibrante d’impazienza
in compagnia di parole che fuggono la realtà.
Quelle che poso sulla carta
rimangono silenti
e ho mille parole in testa che rifiutano di offrirsi,
che giocano a nascondino con la mia mano
alimentando l’illusione
che mi aiuteranno un giorno a uscire da qui
senza mai più farmi perdere il filo.