Fiaba

Quando la gente la mattina si desta nei suoi isolati nuclei
familiari con uno strano sapore di canti di libertà nella
bocca, si desta anche il suo vuoto.
E subito il vuoto pregusta la gioia
di quando la gente sparirà nel buio, diretta alle
macchine in attesa e resterà solo a possedere le cose e
lo spazio che son loro.
Attende invisibile con ansia.
Quando è sicuro che la madre, il padre e i figli
sono via
salta come un pupazzo da una scatola magica e si mette
a rovistare facendo da padrone. Nessuno sa quanto
perverso sia il vuoto.
Il vuoto che resta nelle case private quando la gente
è uscita.
Rovista fra lettere e armadi della gente, ne prova le vesti,
si volta e rivolta davanti ai loro specchi.
Il vuoto ha via libera quando la gente non c’è. Il tempo
in cui sono costretti a stare insieme è una pena.
Ma ciascuno si ingoia la sua uggia.
Il vuoto se l’ingoia
perché sempre sa che l’aspetta una mattina felice
quando la gente sarà sparita per tutta una giornata
di lavoro. Ma perché si ingoia la gente la sua uggia
nei confronti del vuoto, quando non sempre può
aspettarsi in fabbriche e uffici una mattina felice lontana
dal vuoto. No, nelle fabbriche può però imparare
a essere unita, e quando è unita non s’accorge tanto
del vuoto. La gente parla sempre di unirsi per scacciare
il vuoto dalle loro case e dal lavoro.

Fabel

Når folk om morgenen vågner i deres isolerede familieceller
med en sær smag af sange om frihed i munden,
vågner deres tomhed også.
Og tomheden begynder straks at glæde sigtil at se
folkene forsvinde ud i mørket til de ventende maskiner
så den kan få deres familierum og ting for sig selv.
Den venter usynlig spændt.
Når den er sikker på at både moren og faren og børnene
er våek
springer den som trolld op af æske, og begynder at rode og
regere. Ingen ved hvior perverse tomheden er.
Tomheden der ligger hen i de private hjem, når folk er gået.
Den roder i folkenes breve og skabe, den prøver alt deres tøj,
vender og drejer sig foran alle deres spejle.
Tomheden har helt frit slag, når folkene ikke er der.
Folk hader tomheden, og tomheden hader folk. Den tid
de er nødt til at være sammen er en lidelse. Men de bider
hver sine ulystfølelser i sig. Tomheden bider den i sig,
fordi den altid kan sehen til en glad morgen, hvor folk
forsvinde en arbejdsdag ud af syne. Men hvorfor bider
folkene deres ulystfølelser over for tomheden i sig, de kan
ikke altid se hen til en glad morgen borte fra den i kontorerne
og på fabrikkerne. Nej, men på fabrikkerne kan de lære at
holde sammen, og når de holder sammen føler de den ikke.
Så meget. Folkene taler altid om sammen at fordrive
tomheden fra deres hjem og fra arbejde.

Marianne Larsen (Kalundborg, 1951), da Giovani poeti danesi (Einaudi, 1979)

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One Comment on “Fiaba”

  1. Fiorella D'Errico ha detto:

    Davvero grande, questa poetessa. Non la conoscevo, grazie.


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