Amo i gesti imprecisi

Amo i gesti imprecisi,
uno che inciampa, l’altro
che fa urtare il bicchiere,
quello che non ricorda,
chi è distratto, la sentinella
che non sa arrestare il battito
breve delle palpebre,
mi stanno a cuore
perché vedo in loro il tremore,
il tintinnio familiare
del meccanismo rotto.
L’oggetto intatto tace, non ha voce
ma solo movimento. Qui invece
ha ceduto il congegno,
il gioco delle parti,
un pezzo si separa,
si annuncia.
Dentro qualcosa balla.

Valerio Magrelli (Roma, 1957), da Nature e venature (Mondadori, 1987)


Sillogismo dell’unico

dice mio padre di essere un cane
vecchio: ogni giorno un dolore nuovo,
qui o là — e non ha diversi figli
ma solo me, che penso e scrivo cose

irripetibili. a questa prima
evidenza si somma un accidente:
ho un occhio che mi scappa, quando inghiotto
o sono nervoso, ad ogni modo:

se cado io, resta solo lui;
se cade lui, resto solo io.
conclusione: ancora non so dire
quanto costata è la morte di lei.

 Giovanni Tuzet (Ferrara, 1972) da 365/terzo (Raffaelli Editore, 2010)