Eri sospesa come in figura il fante

Eri sospesa come in figura il fante
o le corde che involano l’atleta
la pelle tesa nella postura slabbrata delle cose.
Sto alla recita come il cattivo attore
il sorriso scontroso al volto spaurito.
Sfuggire il silenzio è per sfuggirsi.

 

Laura Sergio (Lecce, 1983), da Il filo della scure (Manni, 2014)


What will become of our children

What will become of our children
whose teachers no longer read
who play games with their fingertips
when every knock at the door is a blow
& the laws of hospitality have been indefinitely suspended
when the news is more exciting than the cartoons
when things are either ours or evil

& reality TV is reality TV
& all kinds of intelligence are unreliable
except counter-intelligence
& everyone’s dream is possible
& there is no such thing as impossible
except that space is something
their grandparents had
an impossible dream even for spacemen now

 

William Wall (Cork, 1955), da Le notizie sono (Mobydick, 2012)

 

Che ne sarà dei nostri figli
i cui insegnante non leggono più
che per giocare usano la punta delle dita
quando ogni bussata alla porta è un colpo
& le leggi dell’ospitalità sono state sospese a tempo indefinito
quando le notizie sono più eccitanti dei cartoni
quando le cose sono o nostre o cattive

& la reality TV è la TV realtà
& tutti i tipi di intelligenza sono inaffidabili
eccetto la contro-intelligenza
& il sogno di chiunque è possibile
& non esiste nulla di impossibile
eccetto lo spazio qualcosa
che i loro nonni avevano
un sogno impossibile anche per gli astronauti ora

 

(Traduzione di Adele D’Arcangelo)


Oggi mia figlia sta scoprendo

Oggi mia figlia sta scoprendo
le mani, non ha memoria
(o non dovrebbe) e le chiude
per difesa. La nostra epoca
è racchiusa in quel gesto
e lei l’osserva come per capire
la distanza delle cose.

 

Domenico Cipriano (Guardia Lombardi, 1970), da Il centro del mondo (Transeuropa, 2014)


La neve, di notte / la poesia alle elementari

Come uno stormo di falene
vortica nell’alone dei lampioni,
nella sua danza esita
la neve
bianca come il perdono,
rende innocente l’aria
e gli occhi bambini.

 

Franco Casadei (Bertinoro di Forlì-Cesena, 1946) da Il bianco delle vele (Raffaelli, 2014)


La scoperta dell’Australia

Alto gesticola
lo studente ossequioso e tutto preso,
a poterlo con la mano
cavare dalla fronte
quel nome dannato che non viene.
A mo’ di turpiloquio gli si rompe
la frase ciondoloni nella bocca:
il ‘ma-come-si-chiama’ vale cazzo,
vuol dire sfiga, si fotta, ‘fanculo.
Di poi si tace, ed è la fine.
Con dolente fissità lo guato,
qua e là squarciata
da occhiate circospette:
sono il cannibale che vigila
il cadavere di Cook.

Giovanni Turra (Mestre, 1973) da Con fatica dire fame (La vita felice, 2014)


Io sempre al limitare del mio niente

Io sempre al limitare del mio niente
ti ho esasperato, ti ho fatto ammalare.

Ti ho sperperato i battiti del cuore
per far battere il mio senza tremare.

E il tuo amore per me forse è finito,
mentre il mio è ancora tutto da fare.

Amore caro, amato malamente,
sono guarita. Vuoi ricominciare?

Patrizia Valduga (Milano, 1953) da Libro delle laudi (Einaudi, 2012)


Un giorno di novembre che il sole

Un giorno di novembre che il sole
rade sul lato dell’ombra
portando in luogo le cose sopra la terra,
qualcuno dice dei resti di un cane
trovati nel bosco di Cattabiano
mangiato con furia ma non per fame.

Antonio Riccardi (Parma, 1962) da Gli impianti del dovere e della guerra (Garzanti, 2004)