lara, i gigli

dovevo apprendere la meraviglia
se un giorno guardando dalla finestra
ho visto nel sole tua figlia
correre incontro ai gigli già sbocciati,

negli occhi una letizia, una festa
che solo vergogna era il malumore
di fronte agli occhi chiari, spalancati
sull’incanto pauroso delle ore:

dovevo apprendere la dedizione,
il candore feroce delle mani
per cui le cose sono nuove e buone
e senza nome è il frutto del domani.

Italo Testa (Castell’Arquato, 1972), da L’indifferenza naturale (Marcos y Marcos, 2018)

– consigliata da Paolo Maccari

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Un dire pieno di ma, di però

Un dire pieno di ma, di però,
a sgretolare la prefata voglia,
a gagnolare ora sì e ora no…
È l’anima di noia che mi invoglia
e non mi lascerò cascar di voglia.

Patrizia Valduga (Castelfranco Veneto, 1953), da Medicamenta e altri medicamenta (Einaudi, 1989)


Considera chi siamo e cosa no

Considera chi siamo e cosa no.
Cosa non più, diresti tu
correggendomi sottovoce
e cosa volevamo diventare.
Speculari, pronosticavi.

Adesso però considera lo strano
e notevole ruolo della mano
nel discorso. Sei sempre solo tu
a mimare cronofasi e ferite
nella nostra cronologia.

Antonio Riccardi (Parma, 1962), da Tormenti della cattività (Garzanti, 2018)


Le voglio troppo bene? così non va?

Le voglio troppo bene? così non va?
semplice: toglierò subito il troppo
resterà solo il bene
quando avrò raggiunto la giusta quantità
festeggeremo insieme
o soli la mia maturità?

Vivian Lamarque (Tesero, 1946), da Poesie dando del Lei (Garzanti, 1989)


Per essere felice

Per essere felice
senza disturbare
al Suo numero leggermente sbagliato
devo telefonare.

Vivian Lamarque (Tesero, 1946), da Poesie dando del Lei (Garzanti, 1989)

 


Chi mi ricorderà il suo nome

Chi mi ricorderà il suo nome
di betulla nelle nere sere montane
quando il vento è cauto e il lupo
canta alla solida parete? All’abete
sempreverde chiederò, alla civetta
che dorme sul mio tetto. Chiederò
al gatto nero che non dorme mai,
agli aghi e ai muschi delle piane.

Giulia Rusconi (Venezia, 1984), inedito


Casa

E dopo un viaggio così lungo
Ritroverai tutto com’era?
Sarà spuntato un grosso fungo
Sul bordo della cassettiera?
Balzerà un rospo dall’armadio?
Il muro avrà sputato i chiodi?
E più non canterà la radio?
I fili si son fatti nodi?
O da una rianimata trave
Raccoglierai rami di rose?
Anche se chiudi bene a chiave
Il tempo fa di queste cose

Nicola Gardini (Petacciato, 1965) da Il tempo è mezza mela (Salani, 2018) 

– consigliata da Luigi Natale