Tremo

Tremo.

E il suo anagramma esplode
nei luccichii del ghiaccio
come l’acqua sull’acqua cade.

Ingigantisce gennaio nei parcheggi

le auto coperte di brina sono i sarcofagi
per chi chiede al fuggire l’opaca
rifrangenza ai propri destini costretti
in mura trasparenti di vetro e silenzio.

Fabio Franzin (Milano, 1963), da Margini e rive (Città Nuova, 2012)


Il fatto è che mi distraggo

Il fatto è che mi distraggo
arrivata a questo punto
senza fine, quasi
in tempi normali
una voce fuori campo
una giunta, un’appendice
ora un bel nulla ben custodito.
Era, alla luce del sole, la meta
una giostra girevole subito smentita.
I motivi che ci ronzavano in testa
fino all’alba, un concerto di suoni  innocenti
di meravigliati mutamenti, di brividi inattesi
di riconoscimenti reciproci, di riconoscenza
sdegnavano la permanente incertezza
relativa a quell’immutabile punto fisso.
Nelle ore dell’insonnia infantile
ci addormentava il cinguettìo
di creature alate invisibili, come noi
abitanti di un mondo non da noi creato
cui ci affidammo, tra il pianto e il riso
avendolo trovato pienamente rifinito.

Biancamaria Frabotta (Roma, 1946), da Tutte le poesie 1971-2017 (Mondadori, 2018)