Chiazze di luce sbalzano su lame d’acqua

Chiazze di luce sbalzano su lame d’acqua
tra sghembi di fabbriche e branchi di case in fuga
nel bianco e rosa degli alberi da frutto:
lasciamo il Piemonte a 286 chilometri all’ora
– ostenta il display del vagone –
in un’allegria grigia che sfuma: “A questa
velocità è sopportabile”, dico al signore vestito di scuro
che non ho visto salire,
silenzioso sul treno unico viaggiatore
nella postalba domenicale.
Il mio sguardo insiste sul suo tacere,
finché lo riconosco, quando, quasi distratto: “A questa
velocità, sarebbe forse stata sopportabile
anche per me”, risponde, dopo molti minuti,
Cesare Pavese, e non intende, come io, la vista
sulla campagna informe,
ma – a questa velocità! – la vita.

Gian Mario Villalta (Visinale di Pasiano, 1959), da Telepatia (Lietocolle, 2016)


Porta qui a Genova il mio risveglio

Porta qui a Genova il mio risveglio
direzioni interrotte, impossibile entrare
ma non vuole dire per sempre – ovunque
io vada è solo a passo d’uomo l’andatura.

Con bocca piena d’aria e distruzioni,
riconosco il giorno tra i passanti.
Penso all’improvviso alla sua gola di notte
e alle mie mani, agli occhi e a quella calma –
la trasparenza che imprigiona quelli miei
il veleno che ci confonde la memoria
tra il male fatto e il male inascoltato.

Adesso non c’è più il mio nome
sulla porta di nessuna casa;
il piede che affonda nella sabbia
è solo quello di un corpo immobile.
Il delitto che ho commesso è cancellato
sono diventato come tutti, vita che non finisce
perso di fronte a muri senza targa,
le vie di notte dove Genova scompare:
città come parete senza appigli
bianca di pace e di sgomento.
Sono io, mi cerco per trovare
un punto di riposo, qualcosa di invisibile
un muro cieco, nuovamente.

Mario De Santis (Roma, 1964), da La polvere nell’acqua (Crocetti, 2002)