Al discaunt

Ècoeo qua el pòpoeo. Zent fiaca
che fraca el só carèl, che varda,
ciapa in man, palpa un pomidoro,
un pachét de biscòti, da casséte
e scaffài. Che sufia pa’ vèrder
i sacheti, pa’ slargàr ben i guanti.

Che ‘spèta l’oferta, el tre par dó
tea pasta, el sconto del quaranta,
parché i schèi no’ basta pì, parché
i ‘é cascàdhi, de nòvo, tea miseria,
e cronpa vòvi al posto dea carne,
che ‘e uniche stée che i vede, tel só
cel, le ‘é quee tel brodo dea menestra.

Dó su tre i ‘é pensionati, cheàltri
che resta cassintegrati. El quaranta
par zhento de chi che ‘è qua, incùo,
l‘à un redito da fame. Un, lo vede
co’ i mé òci, pròpio ‘dèss, longo

el banco dei frighi, fra ‘e mozarèe
e ‘i yogurt, el brinca un tòc de grana,
e sguèlto lo ‘sconde drento ‘a scasséa
del só paltò griso, e a mì, chel sèst,
el me fa mal, no’ son pì bon de dighe
ladro. Spere sol che no’ i ‘o bèche.

 

Fabio Franzin (Milano, 1963), inedito

 

Al discount

Eccolo qua il popolo. Gente spenta / che spinge il proprio carrello, che guarda, / prende in mano, tasta un pomodoro, / un pacchetto di biscotti, da cassette / e scaffali. Che soffia per aprire / i sacchetti, per allargar bene i guanti. // Che attende l’offerta, il tre per due / sulla pasta, lo sconto del quaranta, / perché i soldi non bastano più, perché / sono caduti, di nuovo, nella miseria, / e comperano uova al posto della carne, / che le uniche stelle che scorgono, nel loro / cielo, sono quelle nel brodo della minestra. // Due su tre sono pensionati, quelli / che restano cassintegrati. Il quaranta / per cento di chi è qui, oggi, / ha un reddito da fame. Uno, lo vedo / coi miei occhi proprio adesso, lungo // il bancone-frigo, fra le mozzarelle / e gli yogurt, arraffa un tocco di grana, / e lesto lo nasconde dentro la tasca / del suo paltò grigio, e a me, quell’atto, / mi fa male, non sono più capace (e disposto) a definirlo / ladro. Spero solo che la faccia franca.

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2 commenti on “Al discaunt”

  1. fernirosso ha detto:

    al discount ci vado in mezzo alla settimana
    quando mi danno il giorno libero
    che poi libero non è mai del tutto
    per riunioni o altro
    ci vado presto insieme con i vecchi
    in fondo è questo che sono diventata anch’io da tempo
    e percorro esatto il mio sentiero tra frigoriferi e baldacchini
    ogni volta in un posto diverso
    così la gente perde l’orientamento e guarda anche il resto
    i prodotti che non cercherebbe mai
    le chiamano strategie del marketing
    io li chiamo giochetti del nascondino
    e trovo subito quel che cercavo in fondo la loro è solo logica
    che qui finisce con l’essere logistica
    un movimento che mette dentro anche noi
    le nostre piccole frane e i cedimenti della testa
    ma quando la tasca è poco pesante
    ci si pensa e ccome ci si pensa
    persino i giovani non comprano più a spanne
    e nel carretto hanno la roba che costa meno cara
    e dura di più che i piatti pronti.
    Offerte? Ogni volta una sorpesa vedere che ti bastano meno borse
    della spesa e dentro hai un vuoto compatto
    pagato a peso d’oro
    anzi che dico a peso umano.

    Grazie fabio, grazie per le tante riflessioni e per dire ciò che ormai è la tragedia di tutti i giorni,anche se i nostri politic sembrano intenti a sparare le stesse offerte da discount, per ritrovarti con lo stesso vuoto nella borsa.fernanda f.

  2. editoinproprio ha detto:

    La conosco, quella gente. Siamo noi.


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