Perduta

Il tuo sguardo rimpianto
il tuo sorriso perduto
i tuoi occhi azzurri
nella profonda oscura irrimediabile assenza
che mi lascia senza te
quando non riesco a respirare l’aria non tua
né a contemplare la terra che t’ignora
né posso di nuovo amare
la vita non vita dei miei giorni senza te
il tuo sguardo nei miei occhi
il tuo sorriso nella mia anima
la tua vita andata nella speranza cieca
di un percorso che compio
giorno dopo giorno senza te
avvolta nel calore sicuro della tua ombra
ugualmente senza te
ugualmente per sempre con te
nel sogno senza sogno
del tuo amore per me

Martha Canfield (Montevideo, Uruguay, 1949), da Luna di giorno (LietoColle – Pordenonelegge, 2017)

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Angurie

Verdi Buddha
Nel chiosco della frutta.
Ne mangiamo il sorriso
per sputarne i denti.

Charles Simic (Belgrado, 1938), da Hotel Insonnia (Adelphi, 2002)


Secondo amore

In questa nuova casa notte e giorno
non ci illudono mai: questo è un ritorno
di due di rame o di pietra o di legno.
La tavola, il letto sono un segno.

Non parlare. O parla. (Parleranno).

Si sopravvive facili a se stessi.
Ci si regala come abiti smessi
a miserabili che hanno la nostra faccia.
E ogni gesto intorbida la traccia.

Ma ridicole smanie, atti di sangue? (Poesie. Si abitueranno).

Matteo Marchesini (Castelfranco Emilia, 1979), da Cronaca senza storia. Poesie 1999-2015 (Elliot, 2016)


Lei è sicuramente figlia di qualcuno

Lei è sicuramente figlia di qualcuno
ne vedi la madre forse
scendere nel naso, dentro il bere
un sorso d’acqua, respirare subito
l’occhio nero delle notti africane

lì c’è tua madre le avrei detto
scuce e ricuce la tua partenza
come una ferita colorata

ha messo del latte
dentro un vecchio bicchiere
appoggiato alla finestra
la vedi agitare le mani
come facesse trecce alla pioggia.

Francesca Serragnoli (Bologna, 1972), da Aprile di là (LietoColle – pordenonelegge.it, 2016)


Se tu solo sapessi

[Se tu solo sapessi
la tauromachia che nelle vene mi galoppa
l’ansia d’averti che nel sangue attarda,
oppure la vampa che irrorata dagli occhi
dei miei capelli fiaccola violenta]

Domenico Arturo Ingenito (Vico Equense, 1982), da Per camminare rapidi sulle acque (Ladolfi, 2012)


malauguratamente

malauguratamente non siamo una
spiaggia in inverno nella quale uomini
col berretto calato sulla fronte cerchino
monetine, non siamo una stagione dai
precisi connotati, come vento o pioggia
o ghiaccio sui vetri – malauguratamente
ascoltiamo gli stessi dischi alle stesse
ore aspettando un’identità che non ci
piove dal cielo, noi soli dissennati e in
coscienti, noi figuranti senza copione.

Greta Rosso (Casale Monferrato, 1982), da Manuale di insolubilità (Lieto Colle – Pordenonelegge, 2015)


La brevità va riguardata

La brevità va riguardata
come la cerva vede
una costa innevata di montagna
da questo crinale esercita
alla morte, dall’altro
inosservata, salta.

Bre Silvia (Bergamo, 1953), da La fine di quest’arte (Einaudi, 2015)