La muraglia cinese

Ho sognato di nuovo l’effetto tunnel, io che
– oggetto quantistico – mi ritrovo
dall’altra parte di una muraglia più spessa
di quella cinese
                                (ricordo l’illusionista
che entrato da una parte uscì dall’altra, come?
e infinite fallimentari risposte).
                                                 Ma
l’effetto tunnel prescrive che veramente
c’è l’altra parte per chi si trovi di fronte
la muraglia cinese, sogni l’oltre
della verde libertà, la corsa, il piede…
M’in-
chiodo: qualcuno mi chiama
                                             – la riconosco
la voce che mi chiama
dal Pakistan devastato dall’alluvione
di là dalla parete, lui
che sta per essere sommerso
dalla marea senza volto… Corro,
eccomi, sono io,
io
    con te

profugo insieme a te in un’infinita fila
su una strada che porta se non nel buio
della desolazione, dello sfacelo, della morte,

 

che ti ravvio il guanciale sotto la testa
mentre parliamo della partita del Pisa,
il tuo grande amore, il solo che ti è rimasto:

io
    per te,

di qua, sempre di qua, nel tunnel senza fine
della gravità non quantistica,
attirato accentrato nel centro, libero
nel mondo di fango (l’illusionista
nudo davanti alla morte entrata a porte chiuse).
                                                                          Di là –
piede,
smettila di sognare – di là dalla muraglia

il vuoto.

Sauro Damiani (Cascina, 1941), da da Nodi (Atíeditore, Milano 2014)

– consigliata da Giancarlo Pontiggia

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