muto questo mio periplo domestico

insonorizzato   
chilometri 
scrivania- balcone   balcone-scrivania
scavati 
sperando in un sisma una deflagrazione
muri 
per voce sola o 
murales alla luna
solo questi compagni ho nella città 
pure nel tratto 
dalla stanza inquieta del sonno     
alla porta del figlio do not disturb 

nel solco affondo   mi sorreggono 
il quaderno e i gerani 
insieme resistiamo ai miasmi 
nella stanchezza di fiorireoffrire 
segni   un brancolare di mani di rami 
mentre scolorano 
il mio inchiostrosangue   i petali  

Annamaria Ferramosca (Tricase, 1946), da Andare per salti (Arcipelago Itaca, 2017)


L’eco

Raggiungimi, dunque. Qui si tocca il cielo stellato
e il richiamo della ghiandaia pulsa ininterrotto.
A notte alta viene l’eco del cane forestiero
che al fondo delle valli insiste
e s’arrovella.

Forse sei in cammino. Ascolto il suono dei passi sul selciato
rimandati dall’andito.

Resto in attesa. Nel buio gelido risuona
il canto liquefatto del viandante che si ferma all’ angolo
e al tuo somiglia; eppure tu sei altrove
e lui, per darmi ristoro,
a poco a poco s’ addormenta, lascia che la melodia
si stemperi sulle labbra
e lenta
si disperda.

Luigi Manzi (Roma, 1945), da Fuorivia (Ensemble, 2013)

-consigliato da Elia Malagò