Probably twilight makes blackness dangerous

Probably twilight makes blackness dangerous
Darkness. Probably all my encounters
Are existential jambalaya. Which is to say,
A nigga can survive. Something happened
In Sanford, something happened in Ferguson
And Brooklyn & Charleston, something happened
In Chicago & Cleveland & Baltimore & happens
Almost everywhere in this country every day.
Probably someone is prey in all of our encounters.
You won’t admit it. The names alive are like the names
In graves. Probably twilight makes blackness
Darkness. And a gate. Probably the dark blue skin
Of a black man matches the dark blue skin
Of his son the way one twilight matches another.

Terrance Hayes (Columbia, South Carolina, 1971), da Sonetto Americano al mio assassino presente e futuro (Penguin, 2018)

– consigliato da Gian Maria Annovi.

 

Forse al crepuscolo il nero diventa un oscuro
pericolo. Forse ogni incontro che faccio
è una jambalaya* d’esistenze. In altre parole
un negro può sopravvivere. Qualcosa è accaduto
a Sanford, qualcosa è accaduto a Ferguson
e Brooklyn e Charleston, qualcosa è accaduto
a Chicago e Cleveland e Baltimora e accade
in questa nazione quasi ovunque ogni giorno.
Forse c’è chi è sempre una preda negli incontri.
Non potrai mai ammetterlo. I nomi che vivono sono come i nomi
nei sepolcri. Forse al crepuscolo il nero diventa un oscuro
pericolo. E un cancello. Forse il blu della pelle
di un nero è identico al blu della pelle
di suo figlio come ogni crepuscolo è identico ad un altro.

 

 

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