Al Padre

Padre
Luogo di tutto ciò che non capisco e aspiro
Come fu il tuo desiderio nel crearmi?
Da ubriaco
Affrettato
Istintivo
Persuasivo
Nel crearmi pure io cosi continuo…

Le parole non queste sarebbero dovute essere ?
Contrarie saperle –le temo.
Non ti ha portato fiori
Un può di sassi dal mondo

Sai quel giorno tutti si meravigliavano
Non ho versato una lacrima
Mi stendo un attimo
Lascerò la carne al sole
E mi immagino il discomporsi della tua

Vorrei che mi mettessero al tuo fianco, sul fianco- come da bimba
Bell verde questo bosco ai tuoi piedi –
Forse vorrei che mi sentissi

Quel giorno nessuno ti ha pianto per davvero
Solo se stessi
Forse come io adesso
In fondo in fondo so a un paio di metri sollo i tuoi resti
Ed è solo un mucchio di terra questo.

Marina Gogu Grigorivna (Murmanskaja Oblast’, 1992), inedito

– consigliato da Luca Rizzatello 


Devotion

Instead, the year begins
with my knees
scraping hardwood
another man leaving
into my throat. Fresh snow
crackling on the window,
each flake a letter
from an alphabet
I’ve shut out for good.
Because the difference
between prayer & mercy
is how you move
the tongue. I press mine
to the navel’s familiar
whorl, molasses threads
descending toward
devotion. & there’s nothing
more holy than holding
a man’s heartbeat between
your teeth, sharpened
with too much
air. This mouth the last
entry into January, silenced
with fresh snow crackling
on the window.
& so what — if my feathers
are burning. I
never asked for flight.
Only to feel this fully,
this entire, the way snow
touched bare skin & is,
suddenly, snow
no longer.

Ocean Vuong (Ho Chi Minh, 1988), da Cielo notturno con fori d’uscita (La nave di Teseo, 2017)

– consigliato da Antonella Bukovaz

Invece l’anno comincia
con le mie ginocchia
che strusciano sul parquet,
un altro uomo che se ne va
nella mia gola. Neve fresca
crepita sulla finestra,
ogni fiocco una lettera
di un alfabeto
che ho tagliato fuori del tutto.
Perché la differenza
tra preghiera & misericordia
sta nel come muovi
la lingua. Appoggio la mia
alla spira famigliare
dell’ombelico, filamenti di molassa
che scendono verso
la devozione. & non c’è niente
di più sacro che tenere
il battito del cuore di un uomo
tra i denti, affilati
da troppa
aria. Questa bocca l’ultima voce
del diario di gennaio, ammutolita
dalla neve fresca che crepita
sulla finestra.
& che importa – se le mie piume
bruciano. Io
non ho mai desiderato volare.
Solo sentire
ciò appieno, ciò
nella sua interezza, come la neve
tocca la pelle nuda – & è,
all’improvviso, neve
non più.