Le quasi case

Presto lasceremo questo appartamento non nostro
per un altro appartamento non nostro

Ricomincerà la trafila
spulciare scegliere chiamare visitare
indovinare se certe stanze aspettano proprio noi
presentire i chiodi che pianteremo i mobili da collocare
le pentole a bollire sul fuoco i libri rimescolati sugli scaffali
se quello è davvero il nostro letto
– capirlo dagli occhi dell’una negli occhi dell’altro

Ho perso il conto delle quasi case nel passato
ignoro quante ancora nel futuro
non so unire i puntini sulla mappa
che già vedo sorvolare i continenti
e che comincia da te e me
e che ogni volta finisce
da un’altra parte.

 

Guido Cupani (Pordenone, 1981), da Qualcosa di semplice sulla neve (Edizioni Culturaglobale, 2013)

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2 commenti on “Le quasi case”

  1. […] Le quasi case, oggi, è qui. […]

  2. Anna ha detto:

    “Solo l’amare, solo il conoscere
    conta, non l’aver amato,
    non l’aver conosciuto. Dà angoscia

    il vivere di un consumato
    amore. L’anima non cresce più.
    Ecco nel calore incantato

    della notte che piena quaggiù
    tra le curve del fiume e le sopite
    visioni della città sparsa di luci,

    scheggia ancora di mille vite,
    disamore, mistero, e miseria
    dei sensi, mi rendono nemiche
    le forme del mondo, che fino a ieri
    erano la mia ragione d’esistere. (…)”

    P.P. Pasolini, Il pianto della scavatrice


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