Les nuages se bâtissent en lignes de pierres

Les nuages se bâtissent en lignes de pierres
l’une sur l’autre
légère voûte ou arche grise.

Nous pouvons porter per des chose,
à peine une couronne de papier doré;
à la première épine
nous crions à l’aide et nous tremblons.

Philippe Jacottet (Moudon, 1925) da Alla luce dell’inverno (Marcos y Marcos, 1997)


Le nuvole si costruiscono in linee di pietra

Le nuvole si costruiscono in linee di pietra
l’una sull’altra
leggera volta o arco grigio.

Noi possiamo portare poco peso
appena una corona di carta dorata;
e poi alla prima spina
gridiamo aiuto e tremiamo.


Ho spesso guardato i piccioni

Ho spesso guardato i piccioni
sui cornicioni posarsi dal volo,
il loro muoversi a scatti, il ritmo
dei colli, e i colori delle piume
farsi nel gesto mille sfumature.
Il ticchiettio insistente sulle tegole
piccoli passi brevi, goffi
e il loro guardare di lato
piegando il capo, gli occhi fissi.

A un ordine muto, o a un soffio
di vento che porta un odore,
a un suono, a un timore,
si lanciano a gruppi nel vuoto
e sembrano quasi cadere.
Poi li vedi cabrare, segnare nell’aria
una strada precisa, sicura.

Anch’io cammino sui tetti, a piccoli passi.

Le mie scarpe erano sporche di cemento
quando ho tracciato il mio volo,
ho chiesto perdono, di non avere
le ossa cave degli uccelli, di non sapere
allargare le braccia e seguire
i colombi in questo cielo che si è fatto nero.

 

Stefano Leoni (Roma, 1960), da Basse verticali (Kolibris, 2010)


La victoria de los desobedientes

En la multitud
un hombre ha pateado disimuladamente una paloma
muchas veces antes de recogerla.
Hay una sola vida y la envolveremos con escamas
hay una sola vida y la cubriremos con las palabras de otros
la palparemos disimuladamente varias veces
antes de decidir que la queremos.

La vittoria dei disubbidienti

Nella moltitudine
un uomo ha preso a calci dissimulatamente una colomba
molte volte prima di raccoglierla.
C’è una sola vita e l’avvolgeremo di squame
c’è una sola vita e la copriremo con le parole d’altri
la palperemo dissimulatamente varie volte
prima di decidere che la vogliamo.

Omar Pérez (Santiago del Estero, 1981), da Algo de lo sagrado (Unión, 1995)


Fatto sta

Fatto sta, la
speranza è una casa, ed è
larga più del luogo in cui dormo. La devo
sollevare sveglio ogni
alba, per infilarla in bocca; poi
con acqua la ingoio fissando sul guanciale
l’orma di lei che mi spacca
i polmoni per respirare. Se resisto son
degno.

 

Cristina Annino (Arezzo), da Casa d’aquila (Levante Editori, 2008)


Bene – io sono arrivato. Mi piacerebbe

Bene – io sono arrivato. Mi piacerebbe
poter dire – sentirlo almeno
il peso del passo più lieve
e l’idea che un posto sia il mio posto.
Un posto che è il mio posto – ripeto
queste parole che vorrebbero
aggrapparsi al terreno – si sforzano
di penetrarlo. Ma quando ci provo
sono l’ombra che mi passa accanto
e fugge al primo tocco del sole
di sbieco a cercare le vittime ignare.
L’ombra di un luogo – l’orizzonte
che si incendia e l’incavo tenace
in un tronco di quercia. Quello è il mio posto.

 

Michele Obit (Ludwigsburg (Germania), 1966),  da Le parole scolpite (Edizioni Culturaglobale, 2012)

 


Tu legno e io

Come una preghiera per non violenti giorni
Dal lago si estendeva ai colli circostanti,
Sommergeva persino i già bisbigli
Emessi dai risvegli,
Era il cielo con due nuvole
L’emissione della voce
E a forma di labbra la pronuncia:
Tu legno e io poliuretano espanso.
Quando si dice i materiali antichi
Destinati a durare
E quelli innovativi…
Cercavamo il sesso della morte
Nelle pitture alpine. E’ maschio è maschio
Ricordo che scoprivo.

Franco Buffoni (Gallarate, 1948), inedito


Non so perché rimango fermo

Non so perché rimando fermo,
attratto da queste placide immagini
multiple di micromondi in abbandono,
senza presenza umana, dove ogni cosa,
ogni dettaglio è oggetto, è specchio,
specchio di noi, del nostro
esserci, del nostro transito ignoto,
gioioso sforzo o lamento. Intanto

mando a memoria tra armonia e disagio
queste parole del cosmologo lucente
tra buio e spazio:”Noi siamo solo
una varietà evoluta di scimmie
su un pianeta secondario di una stella
insignificante. Ma siamo in grado
di capire l’universo, e questo
ci rende molto, molto speciali”.

Maurizio Cucchi (Milano, 1945), da Malaspina (Mondadori, 2013)