La grande giustificazione

dopo che è avvenuto: il sepolcro che parla per interposta persona con “egli” come
referente e soggetto, è vuoto, che è vuoto dopo che è avvenuto
non si sa che dopo, come “per natura” definisce il non-casuale, umano,
e deciso, prima, che è avvenuto neppure

è certo: certo è solo non il detto, ma il sentito dire, non il fatto,
ma il fatto fare, o il subìto senza testa, l’agito, tutte le forme del passivo
in sequenza non fanno un attimo, ma di nuovo un vuoto, la soglia dell’attesa, l’ora
perpetua della fine, che avverrà

il “come” sta al gioco come: si diventa nazisti par un long, immense et raisonné dérèglement ecc. ecc.

sempre sparse le sue idee, e universali, mai di fatto natura
prima

Giovanna Frene (Asolo, 1968), da Il noto, il nuovo (Transeuropa 2011)
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