Passaggi, III

Improvviso, mi libero del padre e della madre:
della mia vita tutta.
Così si trema avvolte nella schiena
Per tutta la giornata.
Così non si dirà la nostra povertà di cose
Guardate di sfuggita, di alberi, di pesche, di ginestre,
del mare la scia dell’acqua e della valle
le bilance sul Foglia grigio di melma…
mai si dirà la nostra ansia dell’oggetto,
del guardare le cose con parole
così attenti alle parole del linguaggio
da scordare
la brocca d’acqua fresca sulle scale,
le bocche dei fanciulli nelle viole,
i granchi di luna affumicati nel fuoco,
nella brace nera della notte,
della nostra ora!

Gianni D’Elia (Pesaro, 1953), Non per chi va (Savelli, 1980)