Al lettore

Viandante, che tra il tuo passo
per caso presso questo
margo appartato,
tra i fichi, i peschi, le ombre
odorose della grande estate

pensa che qui sovrastano,
ai confini di un campo assediato, cieli più intensi e profondi
del tempo che infierisce con

orrendi oh non più presagi, ma
con fionde, con ferite, clangori
e lenti affioramenti
di miasmi e di occhi
infelici, lesi, tra soglie invase

che nessuno più onora
perché il tempo non è che la metà
brutale, paurosa dei pensieri

che sfiorano in questo mese
di agosto che avanza le nere
capitali del mondo colpito

dove anche tu, già ormai oltre
il cancello mortale dei miei versi,
appari tra la fine di un secolo scuro
e un altro ancora ignoto, troppo, per noi
viventi e non viventi
nel legno minaccioso delle stanze
quando ancora premono le forze
della vita che chiama, chiama
e dice: resta, non fuggire,

guarda!

Giancarlo Pontiggia (Seregno, 1952), Con parole remote (Guanda, 1998)

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